Secondo i dati del Ministero del Lavoro aggiornati al 15 luglio 2026, i lavoratori beneficiari di premi di produttività hanno superato quota 4,2 milioni (4.241.031), con un premio medio annuo di € 1.815,43, in crescita di € 210,19 rispetto a dicembre 2025. Le somme sono riconosciute ai dipendenti privati, a tempo determinato o indeterminato, con reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente, e beneficiano di un’aliquota sostitutiva dell’1% fino a 5.000 euro lordi.

Al 15 luglio risultano attivi 15.565 contratti di produttività, di cui 13.354 aziendali (+3,4% sul 2025) e 2.211 territoriali, questi ultimi in flessione. Degli oltre 4,2 milioni di lavoratori coinvolti, 3.130.179 rientrano in contratti aziendali (valore medio € 1.923,47) e 1.110.852 in contratti territoriali (valore medio € 1.258,56).

Quanto agli obiettivi perseguiti dai contratti attivi: 12.806 riguardano la produttività, 9.853 la redditività, 8.321 la qualità (+5% sull’anno precedente), 10.233 prevedono misure di welfare aziendale (+3,6%) e 1.381 un piano di partecipazione agli utili d’impresa.

A livello territoriale, la distribuzione dei contratti premia nettamente il Nord (72%), seguito da Centro (17%) e Sud (11%); per settore di attività economica prevalgono i Servizi (65%), seguiti da Industria (34%) e Agricoltura (1%).

Per dimensione aziendale, il 47% dei contratti riguarda imprese con meno di 50 dipendenti, il 38% imprese con almeno 100 dipendenti e il 15% imprese tra 50 e 99 dipendenti, a conferma della crescente diffusione della contrattazione di produttività anche nelle realtà di piccole dimensioni.

La riduzione dell’aliquota sostitutiva dal 10% al 5%, introdotta dalla legge di bilancio 2023 e confermata dalle manovre 2024 e 2025, insieme all’ulteriore abbassamento all’1% disposto dall’ultima manovra, conferma l’orientamento del legislatore a incentivare stabilmente la contrattazione di produttività quale leva di crescita salariale.